Recensione critica dell'album Abzu degli Absu
Gli Absu sono un gruppo musicale statunitense fondato da Proscriptor McGovern nel 1989. La loro musica è caratterizzata dallo stile black metal con influenze thrash, death, progressive e folk. Nel 2011 hanno pubblicato il loro ultimo album, intitolato Abzu. In questo articolo, faremo una recensione critica dell'album, analizzandone i pro e i contro.
Il disco si apre con Earth Ripper, una canzone che ha un'ottima disposizione di chitarre e un'energia contagiosa. La seguente Circles Of The Oath è un vero classico degli Absu, nella quale la sezione ritmica è molto potente e la chitarra brilla soprattutto nei momenti melodici. Abraxas Connexus, invece, offre un sound più lento, ma sempre con un tocco dark. La quarta traccia, Skrying In The Spirit Vision, è un mix tra black metal e influenze death.
La title track Abzu viene presentata come il pezzo più notevole dell'album. È un'epica canzone di dodici minuti che mette in evidenza le caratteristiche distintive della band: un sound aggressivo, con ritmiche complesse e testi incentrati su temi mitologici. La successiva Ontologically, It Became Time & Space è un brano più breve che richiama lo stile dei primi Absu, con riff possenti e un forte impatto sonoro. La conclusiva The Waters – The Denizens è un'altra canzone in cui la batteria domina, accompagnata da un growl vocale e un caratteristico utilizzo del basso.
Una critica che si potrebbe fare a questo album è quella della mancanza di originalità: gli Absu, infatti, sembrano ripetere in parte il modello dei loro precedenti lavori, senza troppe innovazioni. Inoltre, alcune canzoni risultano più deboli rispetto alle altre e non riescono ad essere veramente memorabili.
In generale, Abzu è un album che gode di un'ottima produzione e presenta un buon livello di coesione tra i brani. La scelta di ispirarsi al tema dell'abisso è azzeccata, ma allo stesso tempo rischia di diventare monotono. Nonostante questo, gli Absu dimostrano di essere ancora in forma e di saper offrire un metal di qualità. Se siete amanti del genere, vale sicuramente la pena di dargli una chance.
Il disco si apre con Earth Ripper, una canzone che ha un'ottima disposizione di chitarre e un'energia contagiosa. La seguente Circles Of The Oath è un vero classico degli Absu, nella quale la sezione ritmica è molto potente e la chitarra brilla soprattutto nei momenti melodici. Abraxas Connexus, invece, offre un sound più lento, ma sempre con un tocco dark. La quarta traccia, Skrying In The Spirit Vision, è un mix tra black metal e influenze death.
La title track Abzu viene presentata come il pezzo più notevole dell'album. È un'epica canzone di dodici minuti che mette in evidenza le caratteristiche distintive della band: un sound aggressivo, con ritmiche complesse e testi incentrati su temi mitologici. La successiva Ontologically, It Became Time & Space è un brano più breve che richiama lo stile dei primi Absu, con riff possenti e un forte impatto sonoro. La conclusiva The Waters – The Denizens è un'altra canzone in cui la batteria domina, accompagnata da un growl vocale e un caratteristico utilizzo del basso.
Una critica che si potrebbe fare a questo album è quella della mancanza di originalità: gli Absu, infatti, sembrano ripetere in parte il modello dei loro precedenti lavori, senza troppe innovazioni. Inoltre, alcune canzoni risultano più deboli rispetto alle altre e non riescono ad essere veramente memorabili.
In generale, Abzu è un album che gode di un'ottima produzione e presenta un buon livello di coesione tra i brani. La scelta di ispirarsi al tema dell'abisso è azzeccata, ma allo stesso tempo rischia di diventare monotono. Nonostante questo, gli Absu dimostrano di essere ancora in forma e di saper offrire un metal di qualità. Se siete amanti del genere, vale sicuramente la pena di dargli una chance.

2009Absu
2001Tara
1997The Third Storm Of Cythrául
1997The Third Storm of Cythraul
1995The Sun of Tiphareth