Quando si parla di musica napoletana, personalmente penso subito a personaggi che hanno fatto la storia, come Renato Carosone e le sue indimenticabili Tu vuo fa l’americano, ‘O sarracino e Mambo italiano, solo per citarne alcune, piuttosto che artisti del calibro di Mario Merola, con le sue Zappatore e Chiamate Napoli. Ma i cantanti napoletani che ho conosciuto e mi tornano in mente sono decine, come dimenticare Enrico Caruso, Massimo Ranieri, Lucio Dalla ed anche, ovviamente, Pino Daniele.
Ma sarebbero troppi da elencare in un articolo, ci vorrebbe l’enciclopedia della musica napoletana solo per contenerli tutti e descriverli sommariamente. Ma in questa enciclopedia non troveremo solo i miti degli anni 60, 70 ed 80. Io sicuramente riserverei un gran posto d’onore anche a coloro che proseguono nella grande tradizione che è quella del canto napoletano e nella musica di cuore. Molti penseranno che la musica napoletana attuale sia solo quella che è rappresentata dai neomelodici, e ciò è vero in parte. Sebbene quello neomelodico sia il genere che più si avvicina alle ballate dei mostri sacri che ho nominato poc’anzi, in realtà la musica napoletana attuale è formata da una miriade di sfaccettature e suoni diversi. Ogni artista che abbia qualcosa da raccontare, in musica o parole, può prendere uno strumento e comporre. Che importa il genere musicale? La musica napoletana è ciò che viene da dentro, puoi suonarla pop o la puoi raccontare jazz, puoi ritmarla R&B, oppure stravolgerla in maniera elettronica.
L’imperativo è piacere, come ho sempre detto, ma chi sono gli artisti che attualmente calcano la scena della musica napoletana, portando avanti una tradizione che vanta svariati decenni di arte indiscussa? Un gruppo molto apprezzato della cultura newpolitana sono sicuramente i Foja, una band interessantissima, che sta avendo un meritatissimo successo, suonando un folk molto musicale, caldo e con delle liriche caratteristiche, esaltate da una voce trascinante e carismatica.
Abbiamo poi dei cosiddetti progetti comuni, ossia delle big band che uniscono decine di artisti che hanno fatto della passione comune un progetto musicale, come ad esempio il lavoro di Daniele Sepe con Capitan Capitone e i fratelli della costa. Nome pittoresco che racchiude un lavoro monumentale, fatto di suoni stupendi, a partire dallo splendido suono del Sax dello stesso Daniele.
Degno di nota certamente è il progetto musicale di Francesco di Bella e i suoi 24 grana, che con i suoi dischi ha riportato ad un certo livello il folk napoletano, dandone lustro con la sua personale interpretazione. Abbiamo poi un quintetto che mostra influenze dal folk a rap, come i Tartaglia & Aneuro, che ha il pregio di avere delle musiche e delle liriche che entrano subito in testa all’ascoltatore, un pregio che rischia di farle diventare veri tormentoni, nel senso buono del termine. Sempre nell’ambito della musica in dialetto ricordiamo certamente Tommaso Primo, con l’ottimo album Fate, Sirene e Samurai ed anche Giglio, di cui voglio ricordare la bellissima Figli ‘e Ddio. Il materiale non manca e le parole scorrono a fiumi. Ora di tratta solamente di ascoltare e sognare.
STAIMUSIC JOURNAL
La musica napoletana: la musica del momento.






