STAIMUSIC JOURNAL

Anestesia. La musica del vuoto, l'assenza del sonoro

Anestesia. La musica del vuoto, l'assenza del sonoro

Stanza 8A. Mi spoglio dal quotidiano. Camicia Bianca. La sala operatoria. Conto alla rovescia. Dieci, nove, ott, se, s, ci. Apri gli occhi. Il corridoio dell’ospedale era un percorso dritto a neon. Camminando, davanti a me notai la sagoma di una ragazza. Capelli ottanio. Si voltò. Occhi ebano. Labbra disegnate. Pelle di cera. Si rivoltò e riprese il suo cammino. Lenta. Io al suo fianco, un sussurro impercettibile. Mano nella mano. Un bosco fitto, la nebbia abbracciava gli alberi spogli e le foglie secche si sbriciolavano sotto ai piedi nudi. Un edificio di fronte. Abbandono apparente. Il cigolio di una porta spalancò l’ingresso. Musica di pianoforte, una festa. Figure danzanti roteavano in una danza. Demoni, scheletri che tenendosi le ossa volteggiavano tra quelle note. Una torta al centro tavolo. Due anelli alle nostre dita. Gli spettri ci trascinarono in un ballo dal sapore allegro. Mare in quegli occhi ebano che avvolgevano i miei fino a farmene sentire la forma. Nient'altro per sentire un cuore impazzito. Sole grigio. Scorribande di bambini scheletri. La nebbia entrava dalle finestre senza vetro. Occhi ciechi. Svegliati e alzati lentamente. Luce. Una voce lontana. Un volto appannato. Seduta. Letto singolo. Pareti ottanio. Fiamma di candela. Soffio. Buio ebano.