Ok, ammettiamolo, anche ai più ottimisti, esuberanti e splendenti tra noi capitano le giornate no. Quelle in cui il nostro stato d'animo si traduce nel vedere tutto tinto di nero. Quello che gli inglesi chiamano blue mood. E anche in queste occasioni cerchiamo rifugio nella musica. Qualcosa in cui sprofondare con il nostro dolore. Una vecchia hit di un mito del pop come Sir Elton John (stiamo parlando di Sad songs, brano uscito nel 1984) diceva che in alcuni momenti tutti abbiamo bisogno di qualcuno con cui dividere il peso delle nostre sofferenze e ascoltando le parole di qualche vecchio cantante possiamo condividere con lui il tormento per qualcosa che sentiamo riguardare anche noi.
In genere nella scelta di quello che ascoltiamo tendiamo a prediligere canzoni che confermino il nostro stato d'animo. Sarete probabilmente d'accordo nel dire che difficilmente in un momento particolarmente felice avremo voglia di ascoltare musica triste, di conseguenza vale il contrario. Nell'ascolto entra in gioco l'effetto empatia: il fatto che qualcun altro stia soffrendo abbastanza da decidere di scrivere e mettere in musica la sua sofferenza fa si che ogni sua singola parola assuma per noi un significato preciso che ci porta a condividere quel determinato stato d'animo. E quando quello che esprime si avvicina a quello che stiamo sperimentando anche noi in prima persona, l'effetto è di farci sentire capiti da qualcuno che ha già vissuto quello che stiamo vivendo noi. L'ascolto ha il potere di distrarci e rassicurarci, ci offre sollievo. Identificarci nelle parole che ascoltiamo ci rassicura e ci fa vedere i nostri guai sotto una nuova prospettiva, ci aiuta nel processo di accettazione del problema e ci spinge a reagire. Se la tristezza è un aspetto della vita che non possiamo evitare, affrontarla è il modo migliore per non esserne condizionati.






