Tyga ha finalmente confermato quello che molti ascoltatori sospettavano: per realizzare $tarface, il suo progetto fortemente ispirato al synth-pop degli anni Ottanta, ha utilizzato anche strumenti di intelligenza artificiale, compreso Suno.
Il rapper sostiene di aver impiegato l’AI come semplice strumento di produzione, per generare elementi come sintetizzatori anni Ottanta e persino un assolo di chitarra. Testi e parti vocali, precisa, rimangono invece interamente suoi.
Fin qui, niente di particolarmente scandaloso. Il problema arriva quando Tyga paragona l’utilizzo dell’intelligenza artificiale alla comparsa dell’Auto-Tune.
Ed è proprio qui che il discorso non convince.
L’Auto-Tune modifica una performance che esiste già. Serve una voce, serve qualcuno che canti, serve un’interpretazione iniziale sulla quale intervenire. Può correggere l’intonazione oppure trasformare radicalmente il timbro, ma resta un processo applicato a materiale prodotto da un musicista.
Un generatore musicale come Suno può invece creare direttamente parti musicali che prima non esistevano: arrangiamenti, strumenti, melodie, timbri e strutture vengono sintetizzati a partire da un comando.
La differenza non è soltanto tecnologica. È creativa.
Se un artista chiede a un software di generare un assolo di chitarra, non sta semplicemente modificando il suono di una chitarra che ha registrato. Sta delegando una parte della composizione e dell'esecuzione a un sistema generativo.
Questo non significa automaticamente che il risultato sia privo di valore. La musica pop è sempre stata costruita attraverso tecnologie, campionatori, drum machine, sequencer, plugin, pitch correction e manipolazioni digitali. Pensare che esista una musica completamente “pura” e indipendente dalla tecnologia sarebbe ingenuo.
Ma proprio per questo sarebbe più interessante affrontare la questione senza nascondersi dietro paragoni troppo semplici.
L’AI può essere uno strumento. Ma bisogna capire quale parte del lavoro stiamo affidando allo strumento.
C’è una differenza tra utilizzare un sintetizzatore per costruire un suono e chiedere a un sistema generativo di costruire quel suono al posto tuo. C’è una differenza tra utilizzare una drum machine e ottenere automaticamente una base completa. E c’è una differenza ancora maggiore quando l’AI comincia a occupare lo spazio tradizionalmente riservato a musicisti, arrangiatori e produttori.
Nel caso di $tarface la domanda diventa ancora più interessante perché l’intero progetto nasce intorno a un’estetica fortemente riconoscibile: quella del pop elettronico degli anni Ottanta.
È relativamente facile chiedere a un generatore di riprodurre i codici superficiali di un’epoca: sintetizzatori brillanti, batterie elettroniche, riverberi enormi, chitarre melodiche e atmosfere retrofuturiste.
Molto più difficile è capire cosa ci sia dietro quella musica.
Gli anni Ottanta non erano un preset. Erano strumenti, studi di registrazione, produttori, limiti tecnologici, musicisti e decisioni artistiche che hanno progressivamente costruito quel linguaggio sonoro.
Quando un’AI restituisce immediatamente quella stessa estetica, il rischio è quello di trasformare una cultura musicale in una semplice superficie sonora: fammi qualcosa che sembri anni Ottanta.
Ed è probabilmente questo il punto più interessante della vicenda Tyga.
Non stabilire se utilizzare Suno sia moralmente giusto o sbagliato, ma chiedersi quanto dell’identità musicale di un progetto continui realmente a provenire dall’artista quando porzioni sempre più importanti dell’arrangiamento possono essere generate automaticamente.
Tyga afferma che «i veri artisti» prendono le nuove tecnologie e le utilizzano. In parte è vero. La storia della musica è piena di strumenti inizialmente contestati e successivamente diventati normali.
Ma la vera questione non è mai stata semplicemente utilizzare o non utilizzare la tecnologia.
È sempre stata che cosa fai con quella tecnologia.
Miles Davis utilizzava effetti elettronici. Kraftwerk utilizzava sintetizzatori. Public Enemy costruiva collage estremi attraverso il campionamento. Daft Punk trasformava vocoder e campionatori in parte integrante della propria identità.
Non erano interessanti perché utilizzavano una nuova tecnologia. Erano interessanti perché attraverso quella tecnologia sviluppavano un linguaggio riconoscibile.
L’intelligenza artificiale dovrà affrontare esattamente la stessa prova.
Se servirà soltanto a produrre più rapidamente musica che sembra già qualcosa che conosciamo, rischierà di diventare la più sofisticata macchina per la nostalgia mai inventata.
Se invece gli artisti riusciranno a utilizzarla per creare linguaggi che prima non esistevano, allora il paragone con le grandi rivoluzioni tecnologiche della musica potrà iniziare ad avere senso.
Per ora, nel caso di Tyga, resta soprattutto una certezza: Suno non è semplicemente il nuovo Auto-Tune.
È uno strumento molto più potente, perché non si limita a modificare ciò che un artista crea. Può iniziare a creare insieme a lui.
Ed è proprio per questo che merita una discussione molto più seria.
