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Hipster: storia, evoluzione e caratteristiche Con la sciarpetta al collo, con gli occhialoni e in sella a una bici, gli hipster si isolano dando un senso culturale al mondo grezzo preso cosí com'é. Abbinamenti fuori luogo e toni eccentrici per dare al povero dignitá. I barba hanno creato un genere musicale tutto loro, fatto di scelte di rock e elettronica piú melodiche, strazianti e…

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Hipster: storia, evoluzione e caratteristiche

Con la sciarpetta al collo, con gli occhialoni e in sella a una bici, gli hipster si isolano dando un senso culturale al mondo grezzo preso cosí com'é. Abbinamenti fuori luogo e toni eccentrici per dare al povero dignitá. I barba hanno creato un genere musicale tutto loro, fatto di scelte di rock e elettronica piú melodiche, strazianti e alternative al tempo stesso. La musica hipster é uno stile che sta avvolgendo sempre di piú i centri, i concerti e i ritrovi culturali delle grandi metropoli. Sono animali sociali esclusivi con le loro fix e la loro voglia di live che sia su whazzap, su instragram o su snapchat. Dai giorni del jazz all'indie moderno, il movimento hipster ha preso d'assalto la musica nel corso degli anni. Vantando un'energia rivoluzionaria e una stranezza, decine di cantanti e indie rocker sono emersi da tutto il mondo mentre l'ondata di streamer cerca melodie sempre più interessanti. Un resoconto tagliente e romanzato di ciò che è iniziato decenni fa ha aperto le porte alla creatività per fiorire nell'ascolto sotterraneo. I testi immersi profondamente in versi stimolanti che possono mordere tanto quanto possono lenire danno ai musicisti un modo unico per catturare dettagli sull'umanità su una versione mai assaggiata prima dai palcoscenici su larga scala. La gioventù risuona rinnovata ammirazione per il design del corpo lungo i toni che queste influenze costruiscono mentre viaggiano su strade hipster; Respirare nuove forme e nuove note verso altezze melodiche sconosciute solo continuato attraverso varie stagioni acquisite connessioni dirette ripagate esclusivamente da determinati passi di marcia sonori. Questo genere musicale, conosciuto come hipster, ha radici profonde e un'influenza che si estende ben oltre la semplice sfera del suono. È diventato un punto di riferimento nella cultura musicale mondiale e continua a rinnovarsi costantemente.

Le origini di Hipster

Hipster nasce come espressione autentica di una particolare comunità e periodo storico. Le sue prime manifestazioni hanno messo in evidenza il bisogno di comunicare emozioni, identità e sperimentazioni artistiche. Con il passare degli anni, questo stile ha iniziato a fondersi con altri generi musicali, dando vita a contaminazioni uniche e innovative.

Hipster e la sua evoluzione

Nel corso dei decenni, hipster ha conosciuto numerose trasformazioni. Dai primi suoni analogici fino alle produzioni digitali di ultima generazione, il genere ha saputo rinnovarsi, mantenendo intatta la sua essenza. Ogni fase evolutiva ha contribuito ad arricchirne l'identità, aggiungendo nuove sfumature stilistiche e arricchendo il panorama musicale internazionale.

L'impatto culturale di Hipster

Uno degli aspetti più affascinanti di hipster è la sua capacità di influenzare non solo la musica, ma anche la cultura popolare. Moda, cinema, linguaggio e arti visive hanno subito l’influenza di questo genere musicale. Molti festival e rassegne in tutto il mondo sono dedicati a hipster, segno di un impatto che va oltre l'ascolto e diventa fenomeno sociale.

Hipster oggi e in futuro

Oggi, hipster continua a ispirare nuove generazioni di musicisti e ascoltatori. Grazie alle piattaforme digitali e allo streaming, il genere è accessibile a chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Guardando al futuro, hipster sembra destinato a mantenere un ruolo di primo piano, continuando a reinventarsi e a sorprendere con nuove sonorità.

In conclusione, hipster non è soltanto un genere musicale: è un universo culturale in costante movimento. La sua longevità, la capacità di evolversi e l'impatto a livello globale lo rendono una delle forme d’arte più affascinanti e durature della storia della musica.

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STORIA E CARATTERISTICHE

Hipster essentials

Per capire cos'è la musica hipster dobbiamo innanzitutto ripercorrere la storia di questo "movimento". La cultura hipster è una sottocultura contemporanea spesso associata alla vita bohémien cittadina. Musicalmente fa riferimento alla scena indie e alternative, mentre culturalmente si avvicina a espressioni eclettiche, alla moda vintage, a idee politiche progressiste e all’alimentazione biologica o vegana.

Il concetto moderno di hipster nacque negli anni ’90, diretto discendente della cultura hipster originale risalente agli anni ’40. In questa epoca, la cosiddetta jazz age, l’aggettivo hip definisce i fan di tale scena musicale emergente. Come in molti termini americani, hip divenne hipster ed entrò nel linguaggio corrente. All’inizio queste persone erano solitamente giovani borghesi bianchi che cercavano di emulare i loro afroamericani idoli del jazz. Tra questo gruppo di novelli e originali hipster troviamo grandi musicisti come Benny Goodman, Al Cohn, Gerry Mulligan, Stan Getz, Mezz Mezzrow, Barney Kessel, Doc Pomus, Bing Crosby, Frank Sinatra, Chet Baker e Gene Krupa.

Ad oggi, la scena musicale hipster risulta oltremodo differente: possiamo rintracciare un revival per la scena post punk, noise e no wave, superando in alcuni casi i limiti dei classici generi musicali fino a giungere a forme particolari, come l’hipster rap, un genere che vede la miscela di musica rap e moda hipster. Gli esponenti di questo genere sono spesso criticati per la sfumatura poseur che si danno, nel modo di voler fare rap senza le controindicazioni del ghetto.

La cultura hipster originale si diffuse rapidamente, e già dopo la Seconda Guerra Mondiale i grandi autori della Beat Generation, come Kerouak e Ginsberg, descrivevano come questi giovani autostoppisti carichi di una nuova spiritualità vagassero per le strade d’America. Nel saggio The White Negro, Norman Mailer li descrive come giovani esistenzialisti che vivono circondati dalla consapevolezza della morte, dalla ineludibile conformità sociale da cui tentano di scappare per affrontare il loro personale percorso alla ricerca della propria ribelle identità.

Nel nuovo millennio il concetto assume diverse connotazioni, sia positive sia negative; secondo il libro HipsterMattic del 2011 la scena hipster sarebbe la risposta rivoluzionaria alla mollezza culturale di inizio millennio, quando la scena era dominata dai reality, dalla musica dance e dal gossip. Secondo il testo, le vecchie mode, marche e i vecchi generi musicali sono tornati a essere nuovi. Il vintage è diventato moda, il maglione della nonna e gli occhiali di Buddy Holly hanno trasformato il nerd in qualcosa di tendenza. I novelli hipster desiderano vivere in modo sostenibile, mangiare biologico ed essere riconosciuti come qualcosa di diverso, scavarsi una nicchia culturale propria. Secondo i dettami di questo movimento, lo stile non è qualcosa che si può comprare al centro commerciale, ma piuttosto nei negozi dell’usato o addirittura può essere fatto a mano.

Nonostante la carica rivoluzionaria del genere, alcuni studi e articoli sostanziano la posizione elitaria borghese del movimento, nella sua formula poseur e grottesca. Tra queste opere troviamo il libro The Hipster Handbook pubblicato nel 2003. Il testo, una guida satirica, un manuale per il perfetto hipster, in toni scanzonati descrive alcune caratteristiche tipiche del giovane "radical chic": il taglio di capelli alla Beatles, le borse retrò, l’immancabile smartphone e la sigaretta in mano, la bici a scatto fisso, fare a maglia e cucire, il veganesimo, gli alveari urbani, la tassidermia, il borsalino, il maglione della nonna, i pantaloncini di jeans, le All-Stars, i Wayfarers di Bob Dylan e soprattutto l’ideale chic progressivo in politica che spesso ne tradisce l’estrazione borghese benestante.

In questa ottica, il termine assume una connotazione dispregiativa, che tende a sottolineare la volubilità e la pretenziosità di alcuni membri di questa cultura contemporanea. Qualche critico del genere vede questa cultura come un superamento stanco del postmodernismo, che perde la propria forza espressiva e si abbandona alla sola estetica. Tale abbandono avrebbe portato a un impoverimento del genere, che ha prodotto icone modaiole su larga scala che soffocano l’originale idea alternativa in arte e in musica. Il ruolo dell’hipster risulterebbe così quello di appropriarsi di nuove forme culturali e traghettarle nel mainstream in forma commerciale, rendendo fetish gli elementi autentici delle culture post-Seconda Guerra Mondiale, come i Beat, gli hippie, il punk e il grunge; in questo modo opererebbe un collage, un rigurgito di queste culture passate, svuotandole del loro significato e lasciandone solo un’ombra vagamente demodé e cool. Questa identità di gruppo senza significato si chiude ulteriormente in se stessa nella pratica dell’aggressione passiva dello snark, portmanteau delle parole snide (malizioso, maligno, derisorio) e remark (osservazione, commento).

Il collage di identità, fatto spesso di moda, apparenza, e uno stile vago e indefinito, rende difficile la definizione di hipster per chiunque sia al di fuori di questo circolo autoproclamanto e altamente selettivo. Le persone che aderiscono a questa cultura evitano etichettature anche se si vestono tutti allo stesso modo e si comportano tutti allo stesso modo per conformarsi sia al loro non conformismo sia a un look vintage iconico e accuratamente trasandato.

Secondo alcuni studiosi esistono tre strategie che l’hipster utilizza per dissociarsi da questa etichetta: la discriminazione estetica, la demarcazione simbolica, e il proclama di sovranità. Queste strategie, sostenute dalla loro autodefinizione di cultura indie, permette all’hipster di difendere i propri gusti e le proprie idee indie dall’essere associati con la mitologia hipster. Ciò spiega come hipster conclamati e ostentosi neghino l’allucinante evidenza: essere hipster svaluterebbe le loro scelte esistenziali, i loro gusti e i loro interessi; devono pertanto distinguersi socialmente da questa categoria culturale e difendersi dalla svalutazione. Per riuscire a negare di essere un hipster, anche se aspetto e comportamenti ne tradiscono l’appartenenza, questi individui demitizzano le loro pratiche di consumo attraverso la retorica e altre pratiche che solo simbolicamente li allontanano dal marchio di hipster. Questo, a prescindere dalle radici storiche del movimento, sembra essere una operazione mediatica operata a monte per approfittare di un movimento alternativo nascente per creare un mito contemporaneo commerciale e commercializzabile.

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