La musica rock ha quel non so che di vintage, di valvole scassate mentre Pete Townshend spacca l’amplificatore a colpi di chitarra e tutti gridano esaltati. È che non te ne accorgi, quando ti passano il primo disco rock, che stai ascoltando proprio quella roba. Dici “bello, mi piace il ritmo”, e alla chitarra neanche ci pensi troppo, finché non scoppia l’assolo, ma tu stai parlando con qualcuno e te lo perdi, poi riavvolgi perché in fondo sei una persona curiosa, un impiccione della musica, che non si vuole perdere neanche una nota.
Il bello del rock è che alla fine, dopo aver sentito un album o una playlist, ci si sente stanchi e appagati, perché sai di aver fatto qualcosa per te. Allora la cosa migliore è, a quel punto, prendere carta e penna e fare come il mio amico Carlos, un vero maestro della compilation. Quasi le faceva con le cassette, e appena ti conosce un po’ riesce a proporti la migliore selezione di musica che si possa trovare fuori dal mercato. Niente roba mordi e fuggi, te la devi ascoltare senza saltare nessuna canzone, si tratta di un piccolo tour musicale.
È questo che dovremmo fare. Perché non facciamo un bel tour musicale, invece di inciampare su canzonette che ti s’infilano nelle scarpe come sassolini molesti finché non te le togli in mezzo alla strada. Che imbarazzo, la gente ti vede i calzini da tossichello.
Per iniziare la mia compilation, ho in mente un paio di canzoni, ma l’ordine ancora mi sfugge, non sono bravo come il mio amico Carlos in questo, per iniziare, però, una canzone è d’obbligo, in assoluto, Eyes of the Tiger dei Survivor. Cioè, non puoi iniziare una playlist che ti scateni senza questa canzone, sarebbe un insulto a un immaginario collettivo fenomenale.
Poi non lo so, non ho pensato molto a come continuare. Forse la suonerò a ripetizione, correndo su è giù per la casa e tirando pugni in aria, vediamo cosa ne pensa la mia compagna, se si unisce anche lei sono a posto.





