STAIMUSIC JOURNAL

Verdi idee senza colore

Verdi idee senza colore

Redatto all’inizio del 1400, il manoscritto Vonynic è il cruccio di matematici e linguisti da oltre cinque secoli. Un codice illustrato, scritto in una lingua sconosciuta le cui lettere sembrano derivazioni di antichi alfabeti ormai scomparsi dall’uso, ritrae nelle sue pagine piante altrettanto sconosciute e potenzialmente esotiche a cento anni dalla scoperta dei nuovi continenti. Un’opera d’ingegno combinatorio che secondo alcuni non è altro che un’abile perla artificiale da vendere a caro prezzo a vari reali europei, vanto di collezioni private condite di polvere secolare. Come si può comporre 204 pagine di parole casuali? Nel 1550 Cardano sembra spiegare il mistero del Voynich con la sua griglia steganografia: crittografia ludica e informatica tardo rinascimentale. Ma non finisce qui. Nel 1664, lo scrittore e filosofo britannico John Wilkins mette a punto un linguaggio artificiale che in quaranta categorie basta a descrivere tutto lo scibile. Questo idioma si basa sulla combinazione sequenziale di lettere, che agglutinandosi come alcune lingue asiatiche riempirebbero enciclopedie e vocabolari. Il linguaggio binario è proprio una forma di lingua agglutinante, la più usata dell’epoca moderna, ipotizzata nel 1705 dal filosofo e matematico Gottfried Wilhelm von Leibniz, liberamente tratta dai 64 esagrammi del Libro dei Mutamenti (I Ching). Ci vorranno altri 150 anni prima che Boole, a metà ‘800, la trasformi nella base della moderna informatica. Solo per gioco, truffa o desiderio di conoscere il futuro, sfogo di creatività o attacco di scienza, per la musica delle dodici note - anche solo per caso – presenza e assenza, rumore e silenzio rispondono sempre.