Il jazz tradizionale, ma non solo lui, deve moltissimo allo swing, genere musicale che esplose negli anni ‘20 del secolo scorso e divenuto genere musicale specifico nel 1935. Musicalmente, questo genere si distingue grazie al ritmo saltellante o dondolante e a una sezione ritmica che esegue movimenti caratteristici, sempre legati a ritmi sfrenati. Possiamo dire che lo swing si è diffuso a partire da Kansas City e da New York, dove molti locali, stanchi delle orchestrine che suonavano ritmi di New Orleans, si sono affidati a nuovi esponenti che hanno letteralmente trascinato le persone all’ascolto di queste note scatenate.
Nomi come Count Basie a Kansas City che si basavano soprattutto sul blues, e Duke Ellington a New York, il quale prendeva addirittura elementi dalla musica sinfonica, sono tra i più conosciuti ancora oggi. È quello il momento in cui nacquero le big band, quelle grandi orchestre che animavano locali che sono diventati dei miti come il Cotton Club o il Roseland, luoghi all’avanguardia dove la gente faceva letteralmente la fila per ore per garantirsi un posto all’interno. Le big band erano composte anche da 20-25 elementi, e la cosa che accendeva la fantasia degli appassionati erano gli assolo che venivano eseguiti anche da cinque strumentisti diversi a canzone.
Tutto era basato sull’improvvisazione: non solo all’interno del tema di un brano, ma anche all’interno del tema stesso, così da avere variazioni su variazioni che mandavano in solluchero gli amanti di quel sound. È anche questo il momento in cui nascono le jam sessions sul palco con musicisti diversi delle varie band che si ‘andavano a trovare’ e davano vita a vere e proprie battaglie sonore, in cui alla fine il pubblico decideva, con gli applausi, il vincitore. Dal punto di vista degli strumenti, fu abbandonato il banjo e crebbe in importanza la chitarra (quasi sempre d’accompagnamento) e soprattutto i sassofoni, veri e propri emblemi della frenesia urbana. Un altro importantissimo fattore in quegli anni fu l’integrazione razziale: proprio nelle jam sessions avveniva che bianchi e neri suonassero insieme, abbattendo la segregazione, per lo meno in pubblico.






