STAIMUSIC JOURNAL

L’insostenibile leggerezza del panda

L’insostenibile leggerezza del panda

Da diverso tempo scorre nelle vene del web l’appiccicosa pubblicità del panda. Non dire di no al panda. Compra un formaggino e non farti ribaltare il carrello della spesa. Mangia un formaggino in ospedale o la tua droga televisiva finirà sul pavimento, inutile come bustine nel cesso. La tua leggerezza si traduce in un insostenibile peso, il senso di colpa che schiaccia al suolo la tua cura, il tuo carrello, il tuo orgoglio lavorativo. Un rifiuto a mezza bocca, disinvolto quanto disinteressato, nel paradosso ha le conseguenze del paradosso stesso. Allora cosa hai deciso di fare? Se ogni tua decisione si spegne nella sua stessa futilità, chi chiamerai a riparare i tuoi momenti più intimi? La bellezza di uno spot così stupido è la gratuita e innocente violenza sugli oggetti, la totale assenza di una pragmatica correlazione tra un rifiuto e le sue conseguenze. Non esiste alcuna correlazione, ma solo singole scelte che non contano nulla.