Queste le parole di Alice Cooper, uno pseudonimo sotto cui operava uno dei padri dell’hard rock americano:
Ci divertivamo con il sesso, la morte, i soldi quando tutti si baloccavano con la pace e l’amore. Volevamo vedere cosa sarebbe venuto dopo ed era chiaro che noi eravamo il dopo e che il nostro compito era piantare un paletto nel cuore della Love Generation
Tra gli anni 60 e 70 infatti il rock attraversa una fase di stasi, invecchia, si placa, illanguidisce, è necessaria una grande svolta per restituire il genere alle giovani generazioni e toglierlo dalle collezioni di dischi dei genitori.
È proprio in questo momento che nascono moltitudini di denominazioni, corrispondenti ad altrettanti tentativi di restaurazione di un genere che non poteva essere semplicemente archiviato. Ciascun tentativo si distingue per tratti caratteristici, ma evidenti sono i denominatori comuni: discontinuità con il passato e apertura verso la nuova idea di suono.
Il motto diventa farsi sentire, ancora prima di insistere su cosa voglio dire: si impongono grandi masse sonore, lo strumento principe diviene la chitarra elettrica, quasi sempre distorta, così come la voce del solista, spesso sformata o utilizzata in registri non naturali. Molti gruppi sperimentano le loro nuove posizioni, ibridizzando un più tradizionale stile blues con tratti nuovi della musica psichedelica.
Moltissimi sottogeneri vanno dunque trovando una definizione, ma tra di essi il più longevo è appunto l’hard rock.
Il rock duro affonda le proprie radici nella Detroit di quegli anni, teatro di continue manifestazioni e scontri tra la classe operaia e le forze dell’ordine. Qui nascono due delle band che più influenzeranno il genere: I MC5 e gli Stooges. Le tematiche delle canzoni hard rock non sono di norma legate a politicizzazioni o a riflessioni particolarmente profonde, anzi, in risposta ad un ambiente di tensione politica, spesso i testi sono leggeri, centrati sul godimento, sul divertimento e sulla realizzazione della semplice e superficiale felicità. L’asprezza delle condizioni sociali in cui questa musica nasce, se non ha alcun riscontro a livello semantico, trova totalmente rifugio nell’aspetto squisitamente musicale. L’hard-rock, lo dice la parola stessa richiama ad un rock duro, violento, gretto. I ritmi ossessivi del rock and roll si dilatano, il metronomo rallenta e, poiché i dettagli ritmico melodici in un tempo più lento perdono il loro piglio, vengono sostituiti e compensati da volumi più alti e artefatti (suoni distorti, uso aspro della voce).
L’utilizzo di grandi masse sonore era insito inoltre nella scelta di grandi spazi aperti come luogo per i concerti, ove la comunicazione non poteva permettere certo lo scambio di intimi dettagli delle sale da concerto o dei club di blues. Il palco ed un grande pubblico lanciano inoltre alle band hard rock l’occasione di ampliare la dimensione comunicativa del concerto, portandola oltre il mero messaggio musicale e rendendolo un vero e proprio spettacolo a 360 gradi. Gli effetti sonori accompagnano effetti visivi, giochi spettacolari, trovate sceniche, travestimenti. Prendiamo i Kiss, per esempio. Chi non ricorda il make up vistosissimo, le tutine attillate che li rendevano assimilavano ai personaggi di Mazinga, le chitarre dalle forme avveniristiche?
L’hard rock, probabilmente proprio con i Kiss diede inoltre il via anche all’opera di merchandising diffusa sino ad oggi: logo, magliette, fasce per capelli, fumetti dedicati, poster e addirittura cosmetici.
Non è certo un caso che la famosa catena di bar e ristoranti si chiami Hard Rock e non Heavy Metal?
STAIMUSIC JOURNAL
La morte del cuore - appunti sulla nascita dell’hard rock






