STAIMUSIC JOURNAL

Il ritorno lugubre della musica anni 80

Il ritorno lugubre della musica anni 80

Gli anni 80: la paranoia, il bivio, il dubbio. L’elettronica a 64 bit, l’inquietudine di un tempo nero, con colori spenti male abbinati, con casoni di cemento e le musicassette, le canzoni tristi o falsamente felici. Un periodo in cui tutti vorrebbero tornare, perché?
Perché da una idea di liberta tragica, di libero arbitrio, di poter prendere cammini diversi in un labirinto chiuso senza uscite, in cui si muore e si torna a vivere. Solo una è la fine giusta e corretta delle molteplici realtà parallele che nascono da Rambo a Terminator, l’unica via è quella dell’entrata stolta negli anni 90. Come una telefonata da un telefono fisso sperando che l’altra persona sia in casa, senza stress e senza pregiudizi, senza Whazzap. Musica anni 80, fatta di vinili e musicassette. I primi mash up. La lettura e la parola erano gli strumenti per comunicare, senza abbreviazioni, rendevano le relazioni complete e vivaci, senza tagli. Il raggiunto benessere dei nostri genitori ci ha tradito, non rivivremo più il legno a basso prezzo e i viaggi interminabili in treno verso una destinazione provinciale dai pochi abitanti e dalle esperienze autentiche. E soprattutto è cambiata la funzione del televisore, che veniva messa in comune e si vedeva insieme o si spegneva per accedere alla vita reale.