STAIMUSIC JOURNAL

Gospel, Hammond e musica cristiana

Gospel, Hammond e musica cristiana

Potete scommetterci una cifra sicura: se state guardando un film ambientato in uno degli stati di quella che si chiamava Confederazione, quelli del Sud, dove prosperava la coltivazione del cotone e di pari passo il commercio degli schiavi, ci sarà prima o poi una panoramica su una chiesetta di legno circondata dagli alberi, le assi dipinte di bianco e l’eco di una musica venire dall’interno, e poi, certo come la notte, la macchina da presa riprendere il coro festoso della congregazione di fedeli dietro al pastore, le mani al cielo e uno sguaiato, gioioso alleluia, mentre le lacrime dense di un Hammond incollano il canto da un angolo alle quattro pareti.
L’origine del nome Gospel è limpida: God Spel, la novella di Dio, la notizia della sua comparsa, ed è infatti con la stessa parola che si raggruppano i libri che compognono il Nuovo Testamento. Per cantare parola e messaggio di Dio i fedeli si riuniscono in coro: sulla linea di semplici e immediate melodie, facili a restare impresse nella memoria per essere ripetute nella funzione della settimana successiva, si declamano versi del Libro e invocazioni al Signore, in un gioco di ripetizioni e rimandi che permette anche a chi non ha studiato né sa interpretare i segni dell’alfabeto di assimilare le letture.
Il gospel nasce dai canti lunghi e intensi della tradizione afroamericana intrappolata nelle catene del dominio bianco sui campi di Alabama e Carolina, e quando si affranca dall’avidità e dallo schiavismo recupera con sé modi e tecniche di quelle invocazioni.
Alle prime interpretazioni di sole, nude voci, a cappella, e cioè cantate negli spazi bui di una chiesa senza accompagnamento, con il ritmo segnato dal battito dei palmi delle mani, si aggiungono nel tempo le canne degli organi, e poi l’avorio e l’ebano dei pianoforti, l’elettrica delle chitarre, ma resta il gioco di fondo delle ripetizioni, delle armonie facili, delle melodie orecchiabili. Pochi fronzoli e abbellimenti, mani in aria e via con la gioia della domenica.