La città si era appena svegliata, rumorosa nel suo traffico sordo, annoiata ma pur sempre viva.
I palazzi si ergevano alti e maestuosi dai due lati come se volessero proteggere quel pezzo di strada, come a difesa di quelle piccole persone qualunque che ogni giorno percorrevano i marciapiedi e la rendevano un microcosmo frenetico, un mondo solo loro, unformicaio indaffarato.
Dalla vetrina distingueva chiaramente il percorso dei passanti, nel balletto delle loro scie invisibili, intrecciarsi l'un l'altro senza toccarsi mai, in un gioco di facce conosciute ma estranee. Un fioraio trasandato, un'anziana signora dal passo lento, ungruppo di bancari incravattati di tutto punto, ognuno con le proprie storie di circostanza, ognuno attaccato a quella vita semplice.
Sarebbe diventata anche lei come una di quelle anime dai percorsi già tracciati che le giravano intorno? Avrebbe fatto parte di quel palcoscenico costruito per essere la scenografia della sua vita?
Chissà se ne sarebbe mai diventata la protagonista.
Parole liberamente ispirata da un ascolto approfondito della canzone emo Belle Of The Boulevard dei Dashboard Confessional.






