STAIMUSIC JOURNAL

Danzare sui bassi incalzanti del Boogie Woogie

Danzare sui bassi incalzanti del Boogie Woogie

Il Boogie Woogie è uno stile musicale che nacque negli anni ’20 subito dopo il ragtime ma che ha avuto grande popolarità negli anni ’30 e ’40. Il boogie woogie è praticamente legato a un genere di ballo, addirittura i primi dischi di boogie woogie come Pinetop’s Boogie Woogie avevano il testo che dava in pratica le istruzioni su come ballare. Il boogie woogie nasce in Texas agli inizi del ’900, dove i pianisti di blues avevano la necessità di sviluppare un suono più veloce per intrattenere la gente nei juke joints, locali da ballo messi su nelle vicinanze dei cantieri delle linee ferroviarie di lavoro dove si ammassavano specialmente nel fine settimana lavoratori e donne, ma spesso perfino sui treni c’era un pianista. I più famosi compositori senza dubbio erano Albert Ammons, Meade Lux Lewis e Pete Johnson, i quali diedero anche vita a incredibili esibizioni in trio. Un motivo particolare per cui la musica boogie restò quasi esclusivamente relegata al piano è che all’inizio non esistevano spartiti musicali di questo genere, probabilmente perché era una musica fondamentalmente basata sull’improvvisazione. Lo scopo era chiaramente di spingere la gente a muoversi e a ballare grazie ad un ritmo frenetico che partiva da un accompagnamento di basso suonato sempre con la mano sinistra su cui si innestavano trilli ed abbellimenti forniti dalla mano destra. Importantissima fu anche qui la famosa serata alla Carnegie Hall del 1938, dove fu presentato questo genere musicale al pubblico bianco dando il via al successo del genere, che in pochi anni consentì addirittura di superare nelle vendite il jazz. In Europa il jazz e il boogie furono conosciuti dalle grandi masse grazie a Glenn Miller il quale, durante la Seconda Guerra Mondiale, lanciò la famosa canzone ’In the Mood’ che contribuì non poco al diffondersi del boogie. Un genere che ancora oggi attira gli appassionati con grande prevalenza di pianisti bianchi, ma che si è diffuso dal piano alla chitarra negli anni ’50 quando fu proprio Chuck Berry a trasportare quella progressione emozionante sulla tastiera della sua Gibson e diede via al rock in senso stretto.