Erano da poco passate le 23. Mi ritrovavo ancora immersa tra provette, soluzioni saline e scartoffie con abbozzate formule chimiche e matematiche, quando udii dei passi provenire alle mie spalle e un rumore metallico in sottofondo. - Non faccia tardi signorina, vada a casa a riposare - La voce era quella del guardiano notturno. - Si, vado perche’ il sonno mi sta divorando - pensai. Persi qualche minuto per sistemare gli ultimi dati al computer, quando improvvisamente il laboratorio rimase al buio completo. Un profondo senso di malessere iniziava a impadronirsi, pensai solo che dovevo dare ascolto a quella strana sensazione, quando fui richiamata da uno strano squittio che risuonava nel corridoio. Non feci in tempo a raggiungere la porta che subito fui assalita da un esercito di esseri indemoniati che infiltrandosi nel camice e sotto i vestiti, diedero il via ad un banchetto in cui la pietanza piu’ prelibata ero io. Fui paralizzata, il sangue iniziava a scorrere dai miei occhi, dalla mia testa, morsi sulla punta delle dita, cercavo di liberarmi e mi dimenavo come la pallina di un flipper. Urlai, soffocata dai versi di quei piccoli demoni impazziti. Duró qualche minuto, fino a che la luce ritornó. Mi guardai, non trovai alcun segno evidente dell’attacco animale. - Dev’essere stato un incubo, devo essermi addormentata al computer - Scappai a casa come se non esistesse un domani. La notte passó travagliata, incubi che si sovrapponevano a sogni di lontani luoghi paradisiaci. Il mattino seguente tornai al laboratorio ancora scossa, presi il mio camice come d’abitudine e notai dei piccoli peli bianchi e grigi sulle spalle. Pensai che il tempo, scandiva i giorni ed era arrivato il momento di fare i conti con la mia vecchiaia. Aprii la porta del bagno per cercare uno specchio e trovare qualche segno evidente del passaggio del tempo, attorno ai miei occhi. Mi avvicinai sempre di piú allo specchio e non potei fare a meno di guardarmi negli occhi. Rossi. Una luce scintillante di colore rosso si rifletteva nelle mie pupille lucenti. Corsi fuori. Non riuscivo a correre, intorno a me nessuno spazio. Sbarre metalliche.
Cavie
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