Abbiamo provato tutti, con alterni risultati, a cimentarci su una tavola da skate. Provare un equilibrio instabile che ci facesse stare più di due secondi in piedi su un pezzo di legno dai colori sgargianti e i disegni eccessivi, legato al terreno dalla forza di gravità che scivola attorno a quattro rotelline, e poi ritrovarsi un minuto dopo a terra o, per i più agili, in lento movimento verso un muro, un marciapiede o il traffico sparato senza avere la benché minima idea di come si faccia a frenare.
In quei momenti, nel panico di non sapere cosa accidenti ci avesse detto il cervello a puntare l’incolumità delle nostre ginocchia sulla lotteria di una tavola con le ruote, ci avrebbe potuto accompagnare una colonna sonora energica e allegra: spensierata e senza un piano come l’idea che ci faceva cascare a terra.
Lo skate punk nasce da una costola dell’hardcore punk negli anni ’80, e con questa famiglia condivide i ritmi spinti, le schitarrate aperte, i giri martellanti di basso: si diffonde in fretta tra gli adepti della cultura skate e si caratterizza per una spruzzata di ribellione nei confronti dell’ordine costituito e delle sue forze. Pantaloni larghi, cappelletti con visiere all’indietro, magliette con mille x ad anticipare una l, così vestono i primi estimatori di questo stile lanciato dagli stereo portatili posati a lato delle rampe dove si consumano le evoluzioni degli skater. Nel giro di una decade gli angoli si smussano e da un lato le melodie si fanno più orecchiabili attaccandosi alle orecchie di un pubblico più vasto, mentre le liriche si addolciscono abbandonando ogni asprezza e ricoprendosi di humour, ironia, spensieratezza. A sdoganare lo skate punk, trasformandolo in una gioiosa e allegra mitragliata, sono prima gli Offspring e poi i Blink 182: i loro pezzi accumulano velocità e si spargono in acrobazie e evoluzioni nei canali delle radio di tutto il mondo.
Qualcuno li accuserà di aver snaturato uno stile rendendolo commerciale, uccidendone l’anima punk per abbracciare il successo commerciale: eppure nei videoclip e nei ritornelli accompagnati dalle elettriche rimane lo stesso entusiasmo scherzoso di chi prova a saltare un gradino sopra una sgangherata tavola da skate.
STAIMUSIC JOURNAL
California Skating






